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DER BAADER MEINHOF KOMPLEX
(Ger 2008)
di U. Edel con M. Bleibtreu M. Geideck B. Ganz

Uli Edel, un grande avvenire dietro le spalle dopo l’esordio di Christiana F. e i ragazzi dello zoo di Berlino e una sequela di opere sospese tra manierismo e b/tv movies, ritorna alla ribalta con 150 minuti adrenalinici legati alla storia del gruppo terroristico più importante della dimenticata Germania Federale.
Nata a ridosso dell’uccisione del pacifista Dutschke la RAF inizia il proprio piano d’azione quasi in sordina per poi affermare tragicamente una lucida follia destinata a trasformarsi in una spietata guerra all’imperialismo americano e ai suoi servitori in terra tedesca. Edel amplifica la tensione di quegli anni e gioca tutto il film sull’azione, impedendo grazie agli eventi esterni che anche la stasi carceraria possa rivelarsi come occasione di riflessione per chi guarda. Illuminazione cronologica degli eventi che portarono il nato rivoluzionario Baader (M. Bleibtreu) e la giornalista Meinhof (M. Geideck) a condividere almeno a livello nominale gli sforzi per guidare un gruppo armato destinato alla guerriglia urbana e intrecciato a doppio filo con alcuni degli avvenimenti che scuoteranno il mondo negli anni ’70 (l’assassinio degli atleti israeliani a Monaco 1972, il sequestro di velivolo Lufthansa a fine decennio), The Baader Meinhof Complex perde in sostanza tutto quanto guadagna in proclami e visibilità: lascia una sensazione di irragionevolezza sventata, quasi incontrollabile, a fronte della razionalità di un azione politica violenta e determinata.
Gli omicidi di giudici, industriali e politici quanto gli espropri proletari sotto forma di rapina sono spie di un’anarchia lasciata serpeggiare nel film in modo cupo e feroce, senza troppi sforzi per spiegarne le cause, come d’altronde appare abbandonata a sé stessa la logica rivoluzionaria che guidò la banda dalla sua nascita alla morte, lasciapassare obbligato e punto di non ritorno dell’intransigenza delle nuove generazioni di lotta.

Bowman