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Le parole di Bernardo Bertolucci
al Festival del Cinema di Venezia 2003

"Ho fatto un film su tre ventenni per esprimere la voglia di ricominciare, ripartire".
Bernardo Bertolucci

The Dreamers - I sognatori è il nuovo film realizzato da Bernardo Bertolucci che in una lunga storia d'amore con il cinema ha creato capolavori come Ultimo tango a Parigi , Novecento, L'ultimo imperatore.
Ma non è (solo) la qualità cinematografica o i temi affrontati in The dreamers che mi hanno invogliato a scriverne: non potrei farlo nemmeno volendo, infatti in questo momento il film non è ancora uscito nelle sale e mi sono dovuto accontentare del trailer e di qualche veloce clip per calmare la mia curiosità.
Di certo conosco meglio la storia che racconta, gli intrecci tra i protagonisti, le citazioni e l'amore per la cinefilia francese ma le ragioni non sono nemmeno queste.
The Dreamers era molto atteso e dopo le prime proiezioni per la stampa pare abbia addirittura soddisfatto i critici (anche Tullio Kezich, abitualmente ritroso agli entusiasmi) tanto che in questi giorni praticamente ogni quotidiano ospita nelle pagine culturali discussioni a proposito del film.

Tutto questo mi ha sorpreso.
Era molto tempo che non si vedeva un dibattito così acceso e (apparentemente) spontaneo su un'opera d'arte cinematografica: i motivi oltre che nella straordinarietà della realizzazione sono per quanto mi riguarda identificabili con il periodo storico di cui si parla e con le parole del regista.
Bertolucci realizza un film sul '68 a Parigi con protagonisti tre ventenni, facendoli vivere e dialogare con l'arte, osservandoli mentre educano i propri sentimenti: tutto questo probabilmente gli accade 35 anni fa quando lui stesso era un regista contestatore ventisettenne nella capitale francese.
Che il regista stia parlando della sua giovinezza e dei suoi ideali lo si nota sin dall'inizio della conferenza stampa: più che le cose che dice è il modo in cui lo fa.
Piacevolmente, facendo trasparire l'amore che prova il cinema.
E arrabbiandosi, lanciando bordate senza urlare quando dice che a proposito del '68 si è compiuto uno scempio ideologico, annullandolo e ghettizzandolo.
Sembra assumere le colpe della sua generazione che oggi pare rinnegare quanto accaduto, volutamente inconsapevole di quanto quel periodo sia stato fondamentale per la nostra esistenza oggi.
Dimenticando le utopie, l'entusiasmo, lasciandosi andare alla mediocrità e all'immobilità.
Bertolucci denuncia questo quando dice " Si andava a letto la sera con la certezza che il giorno dopo il mondo sarebbe cambiato perchè arrivava il futuro".
Appare entusiasta (a 62 anni) dicendo che ha voluto ricominciare lavorando con tre giovani: è vitale, animato da un fuoco interiore anche quando definisce la protagonista Eva Green "…di una bellezza indecente".
Dopo le sue dichiarazioni mi è impossibile non nutrire affetto per quest'uomo che denuncia l'annullamento delle ideologie, l'appiattimento della vita: le sue parole sono uno stimolo a combattere tutto questo, ci rivelano che lui, Bernardo Bertolucci non ha ancora smesso di farlo (cinematograficamente, culturalmente).
Solo un grande artista può tornare nel passato e regalare uno sguardo poetico e rivelatore, accendendo nuovamente dibattiti e discussioni: con la viva speranza che questo movimento d'idee, d'entusiasmo e dialogo innescato da The Dreamers e dal suo regista non finisca in uno sterile vuoto.

Alcuni brani della Conferenza Stampa di The Dreamers

D: Lei ha spiegato che da tempo voleva fare un film sul '68, addittura da dopo "Novecento", ma solo quando ha riletto il libro di Gilberet Adair ha ritenuto di poter cominciare: come mai?
R:"In questa storia di iniziazione al sesso di tre giovani chiusi in un appartamento mentre Parigi s'infiamma per la protesta del maggio, ho trovato il giusto corto-circuito tra privato e pubblico, tra la rivoluzione sessuale e quella politica: un impasto perfetto".

D:Non è il racconto di una crescita, il suo?
R:"Anche. Escono molto cambiati, i ragazzi, tutti e tre da quei pochi giorni passati da soli nel loro appartamento. Perché, com'era allora, tutto si mescolava e sembrava nuovo: la cinefilia maniacale, la passione per il rock, il contrasto con i genitori, la rivolta nelle strada, il desiderio di trasgressione. Si andava a letto la sera con la certezza che il giorno dopo il mondo sarebbe cambiato perchè arrivava il futuro".

D:Il film si chiude con Edith Piaf che canta "Je ne regrette rien". Anche lei non rimpiange niente?
R:"Assolutamente niente di quel momento. Chi fa la scelta di buttare una molotov e chi fa quella del pacifismo ad oltranza. Sono state le due anime del movimento e mi appartegono entrambe. Il terrorismo è venuto dopo. Poi con la morte di Moro è finito tutto. Comunque non capisco perché oggi una parola come nostalgia sia diventata una parolaccia. La nostalgia non è quella dei Baci Perugina. È la sostanza di molta letteratura. E c'è un'altra parola che oggi mi pare considerata tabù".

D:Quale?
R:"La parola ideologia. Peccato che da quando la politica è stata derubata dell'ideologia per diventare semplice amministrazione non riesca più ad appassionarmi. Gli ideali restano il sale della vita".

D:I ragazzi di oggi, quindi, le sembrano meno felici?
R:"Non hanno un sogno comune e non possono più trasgredire alcunché. Per me tornare con il film a quegli anni è stato vivere un flash-back fisiologico, non puramente immaginario".

D:Si dice che "The dreamers" somigli a "Ultimo tango".
R: "C'è Parigi. E il sesso. Ma le somiglianze si arrestano qua. Anzi no. C'è un terzo elemento, estraneo ai due film ma che li accomuna. "Ultimo tango" è stato l'ultimo film distribuito in America dalla censura con la X di proibito, un divieto che dopo è stato abolito. E anche per "The Dreamers" adesso ho problemi. M'ero impegnato con la Fox a fare un film che avesse la R, cioè che i ragazzini potessero vedere accompagnati dai genitori. L'hanno classificato come vietato ai minori di 17 anni. Dovrò tagliare alcune sequenze, ma voglio farlo io".

D:È il sesso maschile in primo piano ad aver turbato gli americani?
R:"Non solo. Anche la scena del ragazzo che si masturba davanti a Marlene Dietrich sotto gli occhi di sua sorella e dell'amico dovrà essere più breve. E lo sarà. Desidero però si sappia che gli americani non vedranno il film come l'ho voluto".

Bowman