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2007

Air / Cinematic Orchestra / The Rolling Stones
Chemical Brothers / Daft Punk / Bjork
Erykah Badu / Nouvelle Vague


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AIR
Pocket Symphony World Tour 2007/ Melkweg, Amsterdam - 28.03


01. RADIAN
02. VENUS
03. ONCE UPON A TIME
04. NAPALM LOVE
05. TALISMAN
06. RUN
07. MER DU JAPON
08. REMEMBER
09. CHERRY BLOSSOM GIRL
10. MAYFAIR SONG
11. PEOPLE IN THE CITY
12. PHOTOGRAPH
13. DON'T BE LIGHT
14. KELLY WATCH THE STARS

15. 5.55 (Charlotte Gainsbourg)
16. THE SONG THAT WE SING (Charlotte Gainsbourg)
17. SEXY BOY

18. LA FEMME D'ARGENT

Melkweg sold out da un paio di mesi nella rinnovata "the max" che stranamente appare più piccola e meno accogliente che prima della ristrutturazione. Apertura per disperato ragazzo biondo voce e chitarra, a volte acustica a volte elettrica. Nessuna differenza per il chiacchericcio annoiato e indiscriminato dell'audience.
Gli Air attaccano con Radian da 10.000 hz legend esattamente come l'ultima volta che li vidi, a Milano, tre anni fa. Allo stesso modo segue Venus. Godin e Donckel, eleganti tendenti al glamour, sfidano i problemi acustici di the max realizzando una sorta di secondo soundcheck sui primi due brani al fine di eliminare riverberi e vibrazioni. Chiaro il procedimento adottato dal duo francese che sostituisce su una scaletta nota elementi dall'ultimo album ai pezzi selezionati precedentemente da Talkie Walkie, The Virgin Suicides e Premiere Symptomes (purtroppo da questi due album non viene pescata nessuna traccia: segno dei tempi...che cambiano ma non migliorano...). S'inseriscono senza colpo ferire Once upon a time e Photograph, Mayfair song e Napalm Love. Quest'ultima con Mer du Japon è la sorpresa più piacevole della serata tra le nuove composizioni: percussioni elettroniche e glitch, una voce inquieta che si trasforma in rumore, sovrastata dalle tastiere. Un'esecuzione  simile a quella che trasforma Run in un tappetto sonoro vibrante a creare uno stacco rispetto alle tracce più amate e desiderate come Talisman o People in the city (eccezionali come d'abitudine, spiragli di ciò che il suono degli Air è stato e sarebbe potuto diventare). Mentre Remember e Cherry blossom girl appaiono sempre più come episodi di un pop fin troppo zuccheroso Don't be light e Kelly watch the stars ridanno al gruppo l'aurea che lo contraddistingueva sino al 2001. Sperimentazione e ritmo, elettricità e sintetizzatori che oggi appaiono (in studio, molto più che dal vivo) imbrigliati in un sistema sin troppo perfetto, molto spesso incapace di sollevare emozioni (Photograph è probabilmente il pezzo che si presta meglio a spiegare quanto intendo). Dopo gli usuali 50 minuti di show la band rientra accompagnata da Charlotte Gainsbourg, guest star a sorpresa e chanteuse di un album prodotto e suonato per lei proprio degli Air nel 2006. Elegante ed eterea sussurra al microfono mentre la sala si zittisce ammaliata. Sono solo un paio di pezzi che aprono la strada a Sexy Boy, ultimo della prima serie di bis. La chiusura è lasciata a La femme d'argent, capolavoro di una carriera dal crescendo live ancor più travolgente. Passano gli anni e il mio rammarico aumenta. Non tanto per il consueto show da un'ora e trenta e nulla più anche se ad altissima qualità. Il vero problema è un altro. Quel suono era fantastico, perchè dunque abbandonarlo per sfuggenti minimelodie pop?


CINEMATIC ORCHESTRA
Ma Fleur Promotional Tour / Melkweg, Amsterdam - 24.04


Il Melkweg si riempie poco alla volta, con tranquillità.
La Cinematic Orchestra attende dietro le quinte, osserva il riempirsi della sala e quando questa sembra tracimare appare sul palco. Loop, batteria, contrabbasso, pianoforte, chitarra elettrica e sax il tutto a creare armonie tra jazz ed elettronica, in un crescendo di atmosfere scosse dalle percussioni e dai cambi di ritmo. Ripropongono i brani di Every Day, Motion e The man with the movie camera (che chiude la prima parte dello show) contrapposti ai più recenti, pronti ad essere pubblicati sul prossimo forthcoming album Ma Fleur. La Cinematic Orchestra si perde nei suoi strumenti, lo sguardo sempre rivolto al leader John Swinscoe, concentrato e sorridente dietro al suo amato computer. Nasce tutto da lì, prima che i musicisti colorino le composizioni, le rendano vive e capaci di rapire l'ascoltatore... Il suono ci avvolge e ci culla, tutto è dolce e rarefatto sino alla conclusione, una rilettura dei riti di primavera di Stravinsky come solo Amon Tobin avrebbe saputo fare. Il Melkweg inizia a tremare tra bassi distorti e il sax di Tom Chant che urla impazzito. Le luci s'accendono e si spengono sempre più intensamente, chiudo gli occhi e sono ancora qui, di fronte a me.


THE ROLLING STONES
The Biggest Bang Tour / Goffert Park, Nijmegen - 08.06


01. START ME UP
02. YOU GOT ME ROCKING
03. ROUGH JUSTICE
04. ALL DOWN THE LINE
05. SHE WAS HOT
06. SWEET VIRGINIA
07. CAN'T YOU HEAR ME KNOCKING
08. I GO CRAZY
09. TUMBLING DICE
10. I WANNA HOLD YOU
11. HAPPY
12. IT'S ONLY ROCK N ROLL
13. IT'S ALL OVER NOW
14. SATISFACTION
15. HONKY TONK WOMEN
16. SYMPATHY FOR THE DEVIL
17. PAINT IT BLACK
18. BROWN SUGAR

19. JUMPIN' JACK FLASH

Appena Van Morrison sale sul palco si scatena l'inferno. Un inferno di pioggia battente che interromperà la performance dell'irlandese dopo solo tre pezzi e lascerà il pubblico in preda alla disperazione per circa tre ore. Il temporale non si arresterà sino a pochi minuti dall'inizio della performance degli Stones. Il terreno è fango, il popolo olandese non ci fa molto caso anche se (stranamente) si lamenta del freddo. In effetti ieri era l'8 giugno e sembrava ottobre. Tutte considerazioni che svaniscono sulle note di Start me up, sull'ingresso della band che rende l'aria ancor più elettrica. I primi pezzi scivolano via veloci, All down the line accolta con grande entusiasmo a introdurre i vaghi ricordi 80s di She was hot. Poi il concerto cambia dimensione. Sweet Virginia viene intonato come una sola voce dai 60.000 di Nijmegen e l'atmosfera diventa magica.
Da un'eccellente anche se rallentata rispetto a trent'anni fa Can't your me knocking (con il solito grandie Ronnie) al tributo a James Brown, I go crazy e alla solita immarcescibile Tumbling Dice. Il rito continua con la presentazione della band, gli scrosci di applausi per Ron e Charlie e il set di Keith che si diverte su I wanna hold you prima di scatenare il pubblico su Happy. Il ritorno di Mick su It's only rock n roll è il viatico al delirio...La band si sposta nel piccolo stage di fronte al palco e mette in fila una dietro l'altra It's all over now (magnifica), Satisfaction (a sorpresa e con una coda strumentale da applausi a scena aperta) e Honky Tonk Women (travolgente e accolta da un susseguirsi di ovazioni quando l'elettricità di Satisfaction era ancora nell'aria). Sympathy for the devil (con un Jagger predicatore avvolto da lampi rossi), Paint it black (forse il miglior pezzo della performance) e Brown Sugar (sporca, eccitante e violenta) chiudono lo show prima dell'unico bis, Jumpin' Jack Flash. Keith ritorna ad essere Dio (POPE DECLARE: KEITH RICHARDS IS GOD, 1968) con riff potentissimi e i magici incroci con Ronnie, Charlie è inarrestabile, Mick sembra abbia appena iniziato lo show. Finisce così, con il doppio inchino e qualche fuoco d'artificio. Mi ritrovo a fine concerto ancora fradicio e pieno di fango (me ne ero dimenticato...), non riesco a smettere di applaudire. Lunga vita agli Stones.



CHEMICAL BROTHERS
We Are The Night World Tour / HMH Amsterdam, 29.06


Arrivando su una metropolitana disabitata tra cemento e vie in costruzione entrare nelle superfici metalliche e riflettenti dell'HMH non può non sorprendere. Al suo interno una stanza oscura ed enorme, la scatola nera, dove i Chemical Brothers attendono nel buio l'inizio della loro performance. Sold Out da giorni, il concerto del duo raggiunge la capienza massima proprio qualche minuto prima che le luci si spengano. Qualche flash luminoso introduce Rowlands e Simons, due ragazzi che entrati nell'olimpo elettronico nel 1995 non ne hanno più voluto sapere d'andarsene. Nonostante la vena di Exit planet dust e Dig your own hole si sia da tempo esaurita, i fratellini chimici riempiono anno dopo anno (dodici ormai...) qualsiasi spazio gli si metta a disposizione (e sarà così anche per Trafalgar Square nel corso di quest'estate). Non contano nemmeno gli album per quanto mi riguarda solo gli show live, esibizioni in grado di celebrare al meglio il suono dei Chemical Brothers, un ossessionante attacco sonoro formato da beat impazziti e rumore, echi metallici e riverberi vocali. Apertura con Galvanize poi un piccolo viaggio dentro il nuovo venuto, We are the night (in uscita tra pochi giorni) in cui i riferimenti 80s e ai Kraftwerk sembrano imperanti mentre l'avanguardia hip hop citata in Push the button appare messa nuovamente in disparte (nonostante il primo singolo Do it again...). Così arrivano in ordine sparso per il tripudio del pubblico Hey boy Hey girl (introdotta da Get yourself high), Out of control, Star guitar ed ancora il delirio di Elektrobank  prima di una devastante Believe. A supportare una potenza sonora inarrestabile il solito eccellente set video (ballerini indomiti e fantasmi giapponesi, animali impazziti e rapinatori, palline da tennis e avventure tridimensionali tra chiese e moschee) e laser multicolori che solcano la sala nella migliore tradizione psichedelica. L'esaltazione collettiva nell'attesa di suoni bassi e ripetitivi, le luci ridotte a flash rapidissimi e l'improvviso agitarsi di una folla che risponde ad un input ritmico semplice e impossibile da rifiutare, ossessivo ed ammaliante. Sugli ultimi lampi le distorsioni di The Sunshine Underground, poi Rowlands e Simons salutano e se ne vanno abbracciati tra gli applausi, dopo quasi un paio d'ore di show. Annullando il loro passato in un magma di suoni elettronici e sintetizzatori (in scaletta non c'è più posto per Setting Sun e Block Rockin Beats purtroppo....), celebrando sè stessi e nient'altro che sè stessi come punta di diamante di una scena che non esiste più, mi è impossibile non amare questo furente assalto di beat divenuto da un decennio sintesi definitiva di un'intera (chimica) generazione.



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