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2003
Amon Tobin / Blur / Massive Attack / Bjork
The Rolling Stones / Underworld / Radiohead
David Bowie / Muse
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AMON TOBIN
Dj Set 2003 / Ex Container, Milano - 06.03
Introdotto da una serie di pezzi drum 'n' bass piuttosto morbidi, Amon Tobin sale in console verso mezzanotte, quando l'atmosfera dell'Ex Container è già calda e pronta all'evento.
Il suono violento e distorto dei suoi pezzi crea un vero e proprio spartiacque rispetto alla musica suonata precedente: sebbene appartengano allo stesso ceppo, il lavoro del dj brasiliano è una delle avanguardie più interessanti del genere.
Nelle due ore di dj set propone solo suoi pezzi, mixati su tre piatti e sporcati continuamente dall'uso di effetti e loop: alle sue spalle la riproposizione ciclica di immagini evocative, in pieno accordo con la sua musica (anche spezzoni da 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick).
Una performance devastante, con l'impianto audio dell'Ex Container messo a dura prova dalle distorsioni dei bassi e dai continui cambi di ritmo tipici della sua produzione: su tutte una maestosa versione di Golfer vs Boxer e l'acclamata Four Ton Mantis, entrambe tratte da Supermodified.
La tempesta sonora, le percussioni, gli effetti visivi e le luci contribuiscono a creare un'atmosfera catastrofica con improvvisi lampi di quiete: quando Amon stacca la puntina a metà di un pezzo dopo più di ore dall'inizio, tutti si bloccano all'improvviso.
Lui esce di scena così, i presenti rispondono tributandogli la giusta ovazione.
BLUR
Think Tank Tour 2003 / Alcatraz - Milano 16.05
01. AMBULANCE
02. BETTLEBUM
03. GIRLS AND BOYS
04. BADHEAD
05. GENE BY GENE
06. FOR TOMORROW
07. SWEET SONG
08. TENDER
09. CRAZY BEAT
10. TOP MAN
11. CARAVAN
12. OUT OF TIME
13. BROTHERS AND SISTERS
14. SONG 2
15. TRIMM TRABB
16. BATTERY IN YOUR LEG
17. POPSCENE
18. ON THE WAY TO THE CLUB
19. WE'VE GOT A FILE ON YOU
20. WE'VE GOT A FILE ON YOU
21. THIS IS A LOW
A poco più di 10 giorni dalla pubblicazione i Blur portano in tour il nuovo album Think Tank e le ragioni d'interesse sono molteplici: l'ultimo lavoro è una perfetta istantanea delle loro rinnovate capacità creative e sperimentali ed è nato in una situazione particolarmente difficile visto l'abbandono di una colonna portante come Graham Coxon, sino ad oggi il vero alter ego del leader Damon Albarn.
Proprio la ricerca sonora di Damon e la sua crescita umana sono il cuore dei nuovi pezzi dei Blur, che oggi virano decisamente verso l'elettronica e la world music: ma come detto questa non è che una delle infinite possibilità del gruppo inglese.
L'inizio del concerto è da togliere il fiato: apertura con la meravigliosa Ambulance e subito dopo due pezzi molto attesi e amati come Beetlebum e Girls and Boys.
Damon vestito con jeans camicia bianca e giacca è completamente padrone del palco. Al suo fianco Alex James al basso (e alle sigarette…) e Dave Rowntree alla batteria, oltre che altri 6 musicisti che coprono chitarre, tastiere e cori.
A questo punto il pubblico è già in estasi e i Blur suonano il resto del concerto di fronte ad una folla adorante che in seguito prolungherà Tender con un lungo coro ben oltre la conclusione, tanto che il gruppo riprenderà il pezzo con una divertita jam session.
Ma è solo un particolare di una performance eccellente seguita con molto calore, soprattutto nei pezzi più punk rock come Crazy Beat (dove Damon esegue più volte il suo famoso salto) e nella nuova interpretazione di una straordinaria Top Man.
Caravan e Out of time ("le canzoni scritte nel deserto") segnano il momento più dolce e toccante del concerto prima dell'esplosione finale: dopo Brothers and Sisters (ancora più funky rispetto alla versione incisa su Think Tank), tocca a Song2 scatenare il delirio collettivo con Damon che finalmente si toglie la giacca e a Trimm Trabb ricordare le eccelse capacità compositive dei Blur.
Il rientro dopo aver terminato la prima parte con Battery in your leg avviene con un'irriconoscibile e violenta versione di Popscene: a metà pezzo l'apoteosi con il tuffo di Damon in mezzo al pubblico acclamante.
On the way to the club si conclude con un fantastico crescendo che nell'album è solo accennato e anticipa la follia hardcore-punk di We've got a file on you: un minuto di pura energia, suonato due volte, una di seguito all'altra.
La conclusione delle due ore di concerto è affidata alla malinconia di This is a low che rimanda ai tempi in cui i Blur erano considerati gli alfieri del Britpop: il paragone con gli Oasis oggi può solo far sorridere, vista l'incapacità evolutiva dei fratelli Gallagher. Ancora più imbarazzante se confrontata con lo spettacolo e la varietà di suoni offerta oggi dai Blur, che confermano e migliorano i pareri espressi dopo l'ascolto di Think Tank nonostante l'assenza (temporanea?) dal gruppo di Graham Coxon.
L'impressione è di assistere alla performance di una delle migliori band al mondo, che senza l'uso di effetti spettacolari riesce a conquistare il pubblico mettendo al centro della show semplicemente la musica.
MASSIVE ATTACK
100th Window Tour 2003 / Arena, Verona - 05.06
01. FUTURE PROOF
02. NAME TAKEN
03. RISING SON
04. DISSOLVED GIRL
05. ANGEL
06. SPECIAL CASES
07. KARMACOMA
08. EVERYWHEN
09. BUTTERFLY CAUGHT
10. TEARDROP
11. MEZZANINE
12. SAFE FROM HARM
13. HYMN OF THE BIG WHEEL
14. INERTIA CREEPS
15. ANTISTAR
16. UNFINISHED SYMPATHY
17. GROUP FOUR
Il concerto inizia piuttosto presto, con l'Arena non ancora completamente riempita e il sole non del tutto calato: il primo loop di Future Proof annuncia un'entrata senza enfasi, ma carica di energia inquietante.
Sin dalla prima traccia i Massive Attack si presentano con il loro suono avvolgente, basato su richiami elettronici e sferzate elettriche: la band che accompagna e esegue i pezzi di Robert "3d" Del Naja è superlativa sotto ogni punto di vista, con una sezione ritmica da applausi.
Il cuore nero di pezzi come Name Taken e Rising Son viene rivelato attraverso l'esaltazione di ritmiche dub e dopo 15 minuti l'oscurità della notte rende l'atmosfera perfetta.
Durante le esecuzioni uno schermo alle spalle del gruppo proietta scritte, dati, informazioni (tutto in italiano) impossibili da leggere completamente per il loro susseguirsi frenetico, ma in grado di comunicare con il pubblico, concentrato e coinvolto sia dalla performance sonora sia da quella visuale.
Quando appaino domande come "Esistono ancora le Nazioni Unite?" e "Il mondo è più sicuro adesso?" il pubblico esplode in un boato: l'impegno di Del Naja è sempre stato fortissimo ed è oggi una delle voci contro la guerra più importanti del Regno Unito.
Le realtà inquietanti e paranoiche portate in musica dai Massive Attack trovano così una contestualizzazione nei dati di consumo mondiale e negli indici del Nasdaq e nella loro interpretazione comunicativa, attraverso sviluppi grafici di straordinario effetto e semplicità.
Butterfly Caught sospende l'Arena mentre 3d sussurra al microfono e i battiti elettronici si susseguono assistiamo ad un viaggio all'interno delle memorie virtuali dei computer, nei codici e nell'immateriale.
I pezzi degli ultimi due album (Mezzanine e 100th Window) sono la base del concerto, che raggiunge momenti di grande pathos durante l'esecuzione, ravvicinata quasi ad aumentarne il contrasto, di Teardrop e Mezzanine: le due anime dei Massive Attack a confronto.
Tutte le voci che si susseguono nelle due ore di concerto rappresentano al meglio il concetto di collettivo musicale che i membri fondatori rimasti 3d e Daddy G hanno sempre sottolineato: una varietà di atmosfere e pezzi che compongono un mondo sonoro a parte, sempre immediatamente identificabile per la qualità e l'intensità delle esecuzioni.
L'eccezionalità del loro suono raggiunge la sua sublimazione negli ultimi pezzi: il violino di Antistar e le esplosioni elettriche di Group Four, inframmezzate da una meravigliosa Unfinished Sympathy, lasciano senza parole.
Quando 3d si volta dopo aver fissato i messaggi dello schermo e i loro riflessi metallici per tutta la lunghissima e stravolta suite finale di Group Four sarebbe impossibile chiedere di più: i Massive Attack escono con tutta l'Arena estasiata in piedi ad applaudire.
BJORK
Vespertine Tour 2003 / Arena, Verona - 06.06
Cornice fantastica. Arena gremita.
Ingresso col Sole, e palco occupato da un balordo "compositore" elettronico, cui unica caratteristica di spicco era il completo lilla.
L'inizio, previsto per le 21, slitta alle 21.45 e non c'è da stupirsi nel credere che ciò sia stato fortemente voluto da Bjork perché arrivasse il buio ad avvolgere l'Arena.
L'ingresso è sobrio. Apertura sulle note di Pagan poetry, eseguita con chiari disturbi acustici e prestazioni poco convincenti fin dall'esordio.
La sua performance canora monterà nel tempo, a differenza di problematiche persistenti nell'impianto audio.
Evitando di elencare schematicamente il tutto, ecco la scaletta:
01. PAGAN POETRY
02. 5 YEARS
03. HUNTER
04. DESIRED CONSTELLATION
05. JOGA
06. GENEROUS PALMSTROKE
07. ALL IS FULL OF LOVE
08. NAMELESS
09. AN ECHO A STRAIN
10. YOU'VE BEEN FLIRTING AGAIN
11. ISOBEL
12. HEIRLOOM
13. NATURE IS ANCIENT
14. IT'S IN OUR HANDS
15. HYPERBALLAD
16. PLUTO
17. BACHELORETTE
18. HUMAN BEHAVIOUR
per una durata complessiva di circa 1 ora e 30 minuti.
Bjork si è esibita su un ampio palco, uno schermo alle sue spalle, una piccola compagnia d'archi e i due "amiconi" (Matmos) dediti al lavoro elettronico in tempo reale.Piccolo rammarico legato alla mancanza di una componente corale.
La piccola islandese entra in scena vestendo un abito chiaro e luminoso, farcito di frange, un paio di stivali bianchi (che abbandonerà presto) ed indossando una maschera.
Capelli lisci a caschetto.
Prestazione eccelsa: una voce candida e divina, con accompagnamenti pirotecnici e visivi meritevoli di considerazione.
Grazie a Joga si scoprono i fuochi d'artificio posti alle spalle del palco, e pure i molti pozzi sputafuoco situati per 3 file trasversali al palco; le fiamme che illuminano Bjork.
Apparato scenico ben condito con la ritmica ed estremamente coinvolgente, più che altro per la reazione emotiva dell'intero pubblico che per valori pseudoartistici.
Bjork puo' permettersi anche questo.
Indimenticabili le sue movenze, le frange continuamente scosse da lei, "folletto" instancabile e imprevedibile in ogni suo gesto.
E' un ballo quasi goffo e grossolano, sembra stia scimmiottando qualcosa, ma comunica una spontaneità e un rilassamento psicofisico che stupisce. Non poteva accompagnare in maniera più consona ciò che cantava.
All is full of love è ottimamente resa nel suo dolce preludio.
L'atmosfera è trascendentale, lascia libero sfogo ad ogni interpretazione emotiva.
Le immagini alle spalle della "bambina" islandese richiamano a tratti una grafica psichedelica e visionaria, a volte sembrano più a sfondo naturistico. Piacevoli. Connubio delizioso con Joga, All is full of love, Nature is ancient.
Si potrebbe affermare che la prima parte del concerto ha avuto sonorità più lente, placide, mentre successivamente è risultato più movimentato. Bjork ha profondamente coinvolto tutto il pubblico, dalla platea all'ultimo anello dell'Arena.
Si sono vissuti momenti incalzanti grazie ad Isobel, ad una fantastica e trascinante Hyperballad ed una sontuosa dimostrazione di forza vocale e crescendo elettronico con Pluto.
La gente non ha saputo resistere al richiamo esplosivo di una siffatta canzone. Ha risposto generando ondate scomposte ma partecipi alle parole distillate da Bjork…..
…"excuse me but i just have to explode explode this body off me
i'll wake up tomorrow brande new a little bit tired but brand new".....
Buona impressione ha fatto pure una delle nuove canzoni: "Nature is ancient".
E' dopo Pluto che ci sono stati dieci minuti di sosta, prima delle ultime due canzoni. Il rientro è avvenuto sulle note di Bachelorette, con un palco illuminato parzialmente di un verde scuro unito a tonalità delicate di rosso e la presenza di un "folletto" ancora brioso.
La chiusura è stata affidata a Human behaviour e il pubblico ha risposto con smisurato calore, anche perché ben consapevole che si trattava dell'epilogo del concerto.
Non c'è nulla che si possa scartare da una serata del genere. D'impatto!
(S)
THE ROLLING STONES
Licks Tour 2003 / Stadio Giuseppe Meazza, Milano - 10.06
01. BROWN SUGAR
02. START ME UP
03. MISS YOU
04. YOU GOT ME ROCKING
05. DON'T STOP
06. OUT OF CONTROL
07. ANGIE
08. YOU CAN'T ALWAYS GET WHAT YOU WANT
09. TUMBLING DICE
10. THRU AND THRU
11. HAPPY
12. SYMPATHY FOR THE DEVIL
13. IT'S ONLY ROCK N ROLL
14. MANNISH BOY
15. LIKE A ROLLING STONE
16. GIMME SHELTER
17. STREET FIGHTING MAN
18. HONKY TONK WOMEN
19. SATISFACTION
20. JUMPIN' JACK FLASH
Una tranquilla, calda serata tra pochi intimi in un piccolo stadio di periferia per incoraggiare quattro sprovveduti giovani musicanti di questo nuovo genere che chiamano....non mi ricordo...ah, sì Rock'n'Roll Fucking baby suck my strongest and biggest dick i'll put it in your little ass, Punk etc etc etc.........che non mi sono affatto dispiaciuti ma non credo faranno molta strada: purtoppo la carenza di carisma non gli ha permesso di occupare il palco per quanto piccolo e angusto e le poche persone stanti che bonariamente hanno deciso di dargli una possibilità erano facili preda di distrazioni:una simpatica signora non potè fare a meno di ascoltare i nostri impegnati discorsi passatempo che quasi coprivano la debole acustica del povero impiantino che il grupposcolo si è portato, evidentemente con l'ausilio di qualche malandato furgoncino (ma a giudicare dalle faccie,forse,anche rubato!!).
Nonostante la giovanissima età i quattro hanno suonato solamente un paio d'ore o poco più e spesso si sono abbandonati a lunghissime ed interminabili pause tra lente canzoncine sufficentemente ritmate ed una povera scaletta di una ventina di canzoni, tra l'altro tutte allegramente scopiazzate da grandi vecchi gruppi come Aereosmith o Guns'n'Roses.
Al termine del concerto il pubblico chiedeva a gran voce la replica di un paio di brani per vedere se dopo tutto non erano poi così male ma loro, sfiniti, sotto la pressione di poche centinaia di occhi, hanno preferito darsela a gambe terminando d'improvviso e poveramente una serata altrettanto povera di emozioni.
Non aggiungo altro sulla scarna scenografia che ha accompagnato le basse note che a stento uscivano dagli improvvisati strumentisti e dalla fievole e banale voce del cantante che sul palco, forse per la vergogna e la poca esperienza, non si è mai mosso!
Poveracci, spero non leggano questa mia recensione, non vorrei scoraggiarli sul nascere.
In caso contrario comunque un solo consiglio:cambiate almeno il vostro nome, ROLLING STONES non credo farà mai breccia nei cuori della gente!
(B)
2003/2>
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